Divagazioni

Sto facendo un lavoro degradante che mi occupa da quasi due mesi e me ne prenderà almeno altrettanti. Non solo: c’è il caso che, se lo faccio bene, l’anno prossimo me lo chiedano di nuovo con le stesse tempistiche e le medesime scadenze. Oddio, a quel punto le cose saranno leggermente migliorate perché stavolta, che era la prima, c’era da configurare un layout e anche raccattare dati a destra e a manca come una mondina digitale in acido. Una volta creata la matrice invece, diventerà un pelino più facile, e il recupero del pregresso già effettuato agevolerà il raccolto. Ma insomma, da qui a pensare che sarà un evento di dolcezza sibaritica, ce ne corre parecchio. Per cui subisco anche la tentazione non indifferente di mandare in vacca la baracca e fare un lavoro di merda che metta nelle pesti tutta la facoltà. Oddio, facoltà. Facoltà no, non si può più dire. Le facoltà le abbiamo abolite. A sentire le voci di corridoio dipartimentale pare che qui, a partire da marzo, diventeremo la Scuola Di Psicologia Tuttamaiuscola. Sia quel che sia, se mi decido per il sabotaggio e raccolgo dati ad minchiam, un sacco di gente si troverà nei guai. Però c’è che io mi conosco. Chi voglio prendere in giro? Col Super Io che mi ritrovo, figuriamoci se mi abbasso a una strategia salafita di questo tipo. Mai stata il genere della sabotatrice. Io sono piuttosto il Pietro Micca delle situazioni incresciose. L’Orazio Coclite del Foglio di Calcolo. La Lucrezia della raccolta dati, solo che al posto dei figli mi vanto dei decimali dell’Impact Factor. Affrontare il nemico a viso aperto. E perlopiù soccombere, questa è la mia natura.

Come se tutto questo non bastasse, per questioni troppo complicate da spiegare, si tratta anche di un lavoro che si intreccia con cose e persone che, fossi davvero libera di esprimere i miei sentimenti, prenderei a calci nel culo fino a fargli uscire la spina dorsale dal naso.

Tuttavia – ho una perversa passione per la congiunzione tuttavia – mi rifiuto di farmi abbattere dalle circostanze del caso e dalle asimmetrie del destino. Lo finirò in tempo, su questo non ci piove. E oggi c’è un sole stupendo e fa un freddo secco e pungente come in pianura padana non capita quasi mai.

Celebriamo l’evento in serena letizia. Ne vale la pena. E lasciamo che tutto il resto scivoli via come un panetto di fango Guam sotto un getto d’acqua bollente.

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16 thoughts on “Divagazioni

  1. “un evento di una dolcezza sibartica”, riga 11 (è sub-artica, no?);
    “un lavoro […] che metta nelle pesti”, riga 14 (a meno che tu non voglia mettere la facoltà nei bubboni);
    e rispondere anche ai messaggi su fb, come la vediamo?

  2. Middlemarch, le proprietà intellettuali mi fanno ridere, ma sono legittime. Non metterò tra parentesi il tuo nick, ogni volta che mi verrà di usarla, ma ti ricorderò:). Grazie per gli spunti vari e variegati. Beneaccetti perchè benargomentati. Anche se ad minchiam:D

    • Le proprietà intellettuali ti fanno ridere?! OSignoreGesù cosa mi tocca sentire. Io sono una bibliotecaria! Per me una cosa simile è come bestemmiare in chiesa! Ma se gradisci l’argomentazione ad minchiam, allora benvenuta. Sei esattamente nel posto giusto…

  3. Ma no! Io mi riferivo all’espressione icastica: le proprietà intellettuali mi fanno ridere! Era quella la bestemmia. Si fa per dire comunque, sai. Mi calavo nel ruolo della bibliotecaria militante. E comunque citare l’autore va benissimo.

  4. L’indentamento delle risposte qui è un po’ limitato, quindi mi tocca ricominciare da capo, Ste’. Non vedo da cosa ricavi la convinzione di essere meno acculturato di me, visto che mi pare ti difendi benissimo. Il gioco di parole non l’avevo as-so-lu-ta-men-te capito, e su ‘nelle peste’/’nelle pesti’ ero proprio convinta. Pensa che ‘nelle peste’ non lo conoscevo, e sono d’accordo che è correttissimo. Ho controllato con scrupolo le fonti. Però anche ‘nelle pesti’ ha una sua tradizione attestata dal venerabile Google. Che non vuol dire un cazzo, ma fa tendenza. E siccome in quel caso non è un refuso, mi tocca lasciarlo. Il singolare ha più letteratura, ma – che ne so – mi suona male. Probabilmente perché non sono abituata.

  5. Pingback: Dance with me, Shiva | Middlemarch reloaded

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