Prima o poi passerà

C’è un cestino di cioccolatini sul tavolo. E un rigurgito sgradevole in forma di ricordo che sale dal fondo melmoso delle cose che vorresti dimenticare. O che saresti al limite anche disposta a ricordare, se solo avessero la creanza di presentarsi come scampoli di memorie storiche più o meno indistinte. Foto sfocate con didascalie illeggibili estratte dal tuo Manuale di Storie Passate. Frammenti di pensieri asettici come garza, fatti di nomi, cose, persone, forme e magari immagini, ma privi di sentori, palpiti, e dell’ombra di qualcosa che ti ha fatto tremare le ginocchia in un parcheggio buio mentre percorrevi la distanza tra il tuo desiderio e quello di un altro, e ti illudevi si trattasse solo di coprire i dieci metri che separavano il tuo corpo in un cappotto nero col collo rotondo, dal suo sempre un pochino in anticipo che ingannava l’attesa e l’emozione con una sigaretta in mano. La verità invece è che tra voi c’era tutta la distanza dell’oceano, o l’altezza dei dirupi – quelli in cui uno precipita, e l’altro resta atterrito sul ciglio a guardare verso il basso senza potersi capacitare dell’enormità dell’accaduto e di quella ancora più grande della sua impotenza. E se ancora ti illudi che averla scambiata per un varco che avresti potuto percorrere con le tue sole forze sia un’ingenuità che ti assolve, vuol dire che sei più stupida di quel che pensavo.

Per cui, valutate le alternative, decidi che resta una sola cosa da fare. Allunghi la mano e prendi il primo cioccolatino che trovi. Nel cestino ce ne sono altri cinque. Tutti grossi come palline da golf. Mangi il primo. Il secondo. Il terzo. Poi il quarto, il quinto e il sesto. La via di fuga più ragionevole e ovvia. Quella alla portata dei poveri di spirito. Infatti funziona. Il livello di zucchero nel sangue schizza verso l’alto, e la memoria smette di raspare dietro la porta come un vecchio cane incontinente bloccato in casa da ore. Ti rilassi. Ti appoggi allo schienale della sedia. Fai un bel respiro. Ed è passata. Puoi perfino tornare a lavorare.

Magari mi verrà il diabete. Ma per il momento va bene così. Preoccupiamoci di una cosa per volta.

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