Doubtful Christmas

Ogni tanto mi saltano agli occhi delle chicche di criptocatechismo che spiegano meglio di tante fregnacce sociologiche il perché e il percome del cattolicesimo in questo paese. Per esempio.

Ieri sera non riuscivo a dormire, e per conciliare il sonno ho guardato la seconda puntata di Masterchef Italia. C’è una concorrente che nella prima puntata si era distinta per un paio di curiosità. Primo, si chiama Daiana. Scritto proprio così. Ma ha 52 anni, per cui escluderei che possa essere a a causa di referenze legate a casa Windsor. Sarà la canzone di Paul Anka? Mah, vai a sapere. Ad ogni modo, non era questa la cosa più notevole. La cosa più notevole è che ha raccontato serenamente di convivere col marito e con l’amante, che si è anche portata dietro in trasmissione. Una faccenda talmente inconsueta – non tanto per la natura dei fatti in sè, ma per la loro pubblica esternazione – che i 3 conduttori stentavano a crederci, e hanno preteso che lei se li portasse sul palco. Se avete mai visto Masterchef, e dunque sapete che quei 3 pirla blasonati Michelin sono simpatici come una sanguisuga aggrappata ai testicoli, capite bene che il fatto di averli turbati e spinti a interessarsi della vita di una concorrente, la dice lunghissima sull’impatto sociologico della faccenda.

Insomma durante la puntata che andava ieri sera in replica, i 3 Torquemada del Formaggio di Malga hanno infierito sui concorrenti ai limiti della diffamazione. Per cui quando è toccato alla Daiana avvicinarsi col suo bel piattino, lei se la faceva sotto per la paura. E allora cosa fa? Prima di partire si fa il segno della croce. Il segno della croce. Che non è la versione liturgica di in culo alla balena. O non dovrebbe esserlo. E’ un gesto dal potente significato simbolico che richiama l’icona centrale di una religione rivelata con una ben precisa origine storica. E, se è per questo, un ancora più preciso codice di comportamento morale. Il quale implica tra le altre cose che convivere con due uomini diversi di cui uno sacralmente sposato e l’altro no, è da considerarsi altamente peccaminoso ed esecrabile. Una comportamento da sanzionare. E per saperlo non accorre essere teologi patristici o esperti filologi della Summa Theologica di S.Tommaso d’Aquino. E’ una cosa che sa anche una prefica di montagna. Per cui figurati Daiana. Ora va da sè che a me, di come vive la Daiana, non frega un’emerita mazza, e che anzi trovo bellissimo il clima di serenità e apertura che si respirava nella sua famiglia, almeno per quel che se ne è visto in video. Ma come si fa onestamente a conciliare una scelta di vita di questo tipo e poi farsi il segno della croce, invece di dire con candore e onestà, come mi sembrerebbe peraltro sacrosanto: il cattolicesimo e la sua morale sostengono minchiate che non sottoscrivo e che non fanno la mia felicità?? Come si fa non lo so, ma è un dato di fatto che si fa. Si può. Anzi, è la natura più profonda del cattolicesimo italiano, e il meccanismo stesso che ne garantisce la sopravvivenza. Praticarlo rinnegandolo, o depotenziarlo sottoscrivendolo, usate voi la formula che vi suona meglio.

Volete il mio modesto parere su come possa accadere tutto questo? E io ve lo dico. C’è a questo proposito un recente intervento del papa che risulta straordinariamente chiarificatore. L’ha scritto nel libro che è attualmente in vetta alle classifiche, e molto se ne è discusso anche sui periodici a tiratura nazionale, perché i commenti si prestavano al clima natalizio. Allora, pare che il papa abbia dichiarato: il bue e l’asinello nel presepe non c’erano. Addirittura pare non ci fosse nemmeno una stalla. Ed è come se un premio Nobel per la fisica un giorno si presentasse in tivvù e dicesse: ehh, ragazzi, ve lo devo dire. Anche se ci piacerebbe e renderebbe la matematica terribilmente suggestiva, tre per tre non fa trentatré. E sei per sei non fa sessantasei. Che effetto vi farebbe? Pensereste: cosa dice questo folgorato? Cos’ho bisogno che un premio Nobel venga a dirmi questa cagata? Lo so da me e da quando avevo sei anni. Perché conosco i fondamenti dell’aritmetica. Guardate che per il Bue e l’Asinello è uguale. Che non ci fossero animali al momento della nascita di Gesù non è conoscenza sapienziale da teologi. Non vi serve il papa per saperlo. Non occorre aver compulsato i versetti in greco alessandrino della Bibbia dei Settanta. Basta essersi letti i Vangeli nella traduzione italiana della CEI. Sta scritto là. In tutti e quattro. Ed esserseli letti dovrebbe risultare quasi scontato in un paese di gente che si fa il segno della croce a scopo apotropaico, o che si dichiara credente, no? Eppure non lo è. O lo è così poco che il papa non si vergogna né si sente minimamente assimilabile a un premio Nobel per la fisica che spari cagate in tivvù sputtanandosi la reputazione. Anzi lo trova normalissimo. Perché lui sa che nessuno legge i Vangeli. E non ci trova niente di male, al contrario, ne è ben felice. Chi legge infatti può iniziare a farsi delle domande, farsi assalire da qualche legittimo sospetto.

Per cui io direi: cominciamo a far leggere le Scrittura ai sedicenti cristiani. Tutte. Prima il Nuovo e poi il Vecchio Testamento. Cominciamo a farli familiarizzare con le fonti. E poi vediamo se, in un clima di consapevolezza minima, il cattolicesimo può permettersi di continuare ad essere quello che è. Perché gente che ha raggiunto l’età adulta per risultare poi intimamente turbata dall’idea che un Bue e un Asinello erano assenti alla nascita di Gesù, forse qualche domanda in più dovrebbe cominciare a farsela.

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9 thoughts on “Doubtful Christmas

  1. eh vabbè, perlomeno la daiana non fa materialmente del male a nessuno, e magari un sacerdote troverebbe anche il modo di darle un’assoluzione, se richiesta. piuttosto, io conoscevo un tizio che faceva una vita apparentemente normale, in orario di ufficio; finito il quale, spacciava eroina, per potersi permettere quella che consumava lui. una volta l’accompagnavo a casa, passammo davanti a un cimitero e si segnò. pensa io.

    • Io la Daiana l’adoro e ho trovato stupenda la sua scelta di vita. Tra l’altro, è tutto fuorché un figone anticonformista,. E’ la casalinga italiota classica, burrosa e col culone, che prepara la parmigiana di melanzane per tutto il condominio. Per me sono le persone come lei che fanno la rivoluzione. La coppia aperta come esperimento antropologico è una cosa che si pratica fin dall’antichità negli ambienti intellettuali, ma non saranno mai le svalvolate alla Vita Sackville West a fare la differenza.Saranno quelle come lei. Lo spacciatore comunque è senz’altro peggio, ne convengo.

  2. Per come descrivi la crocchia degli chef a me viene il dubbio la virtuosa Daiana abbia optato per il segno della croce consapevole che coi cuochi l’aglio probabilmente non avrebbe funzionato: avranno trovato un antidodo da mò, ché se non usi l’aglio mica puoi diventare un cuoco eccellente.

  3. p.s. Daiana sarà pure adorabile, ma io vorrei vederli ‘sti due maschioni, che insomma lei…
    Secondo me gli fa più comodo una massaia, ecco.
    (ma questa è tutta invidia, sapevatevelo).

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