Alcatraz ce l’avete nella testa

Da qualche tempo i cattolici erano usciti dal raggio delle mie considerazioni polemiche, come dimostra il fatto che in questo blog non ho neppure sentito il bisogno di creare uno specifico tag. Più in generale erano usciti dal raggio del mio interesse e basta. C’è stato un tempo in cui avevo argomentazioni bastanti per folgorarli tutti e ricacciarli indietro fino a civico 1 della via di Damasco, per poi espellerli direttamente dal distretto della fede per manifesta incapacità a sostenere con un minimo di competenza le loro ragioni.

Adesso però cominciano a riaffacciarsi con prepotenza. Del resto in un momento storico in cui anche il papa rifiuta di continuare ad esercitare la sua professione, è chiaro che qualche punto di saturazione si deve essere raggiunto.

Quello che non cessa mai di stupirmi è la fenomenologia del cattolico. Ce n’è una per esempio, che mi ha ripescata su Facebook qualche settimana fa e che non sentivo da 10 anni. Nel 2003 frequentammo insieme un master per una specializzazione in biblioteconomia, e da allora ad oggi ne ho avuto solo vaghe e sporadiche notizie che la facevano trasferita a Roma a insegnare religione nelle scuole. Quel genere di cosa  che non ti spinge a fare sforzi di nessun tipo per avere supplementi di informazione. Poi, come spesso accade allo scoccare del decennio, le compagnucce del master si sono rifatte vive in occasione dell’anniversario, e si è deciso di rivedersi. E poiché i tempi son cambiati, ci siamo anche amicalizzate su Facebook dove più o meno abbiamo tutte un account.

In queste 3 settimane, le cose che le ho visto postare sono:

1. Auguri vivissimi sul profilo FB di Laura Pasini per la nascita della prima figlia.

2. Commosse e interrotte citazione dell’opera omnia di Marco Masini con accenti che voi fareste fatica ad attribuire a qualunque premio nobel per la letteratura. Le piaceva da matti già allora. Dieci anni fa però aveva 26 anni, e un minimo sbilanciamento verso l’orrore musicale le si poteva concedere. Ora che va per i 40, la cosa assume contorni spettrali e francamente patologici.

3. Il link  alle celebrazioni della nascita di S.Giovanni Bosco.

4. Una serie di post straziati atti a interrogarsi sulla decisione del papa, confrontandola con le scelte di quell’altro gigante della fede che l’aveva preceduto. Due papi che, che messi insieme uno sull’altro, hanno realizzato un prototipo di cristianità talmente reazionario, che se i Tempi Moderni non gli avessero opposto un minimo di resistenza, ci avrebbero ricacciato indietro molto oltre i  duemila anni canonici, doppiando di svariate centinaia di anni  la nascita di Nostro Signore, e riportandoci direttamente alla Mesopotamia di Assurbanipal.

Tutto questo già di suo, ne converrete, non era proprio quel che si dice partire con il piede giusto. Ma andiamo ai fatti. Qualche giorno fa linko un articolo che aveva citata Ganfione nel suo profilo, edito da una pubblicazione digitale di forte ispirazione cattolica. Lo linko perché è agghiacciante. Ma è agghiacciante anche la mission del periodico. Che si chiama La Nuova Bussola Quotidiana, perché, lo dice chiaramente, si pone l’obbligo di fornire una direzione di marcia ai cattolici. Implicitamente inferendo che senza bussola i cattolici non sanno nemmeno dove cazzo andare, figuriamoci avere un’opinione di senso compiuto. Il che è verissimo. Ma giuro su San Crispino che mai ho capito come non si sentano umiliati a farselo dire in faccia così. Perché secondo me non ci si fa una bella figura.

Commento articolo e mission col mio solito stile, vale a dire indubbiamente  non in punta di forchetta. E lei se la prende con me. Simpaticamente, devo dire. Senza alzare i toni. Ma se la prende con me. Io glielo faccio notare. Scusa, cara, ma se tu trovi insultante l’affermazione che i cattolici sono privi di autonomia, e la trovi insultante perché sei cattolica e ti senti autonoma, non è con me che devi prendertela. E’ col periodico di cui sopra, perché non sono io a dire certe cose. E’ lui.

Niente, come non avesse inteso la sua lingua madre. Mi copia e incolla la mia frasetta polemica – che costituiva una sintesi, con paroline meno compiacenti, di quello che era scritto nel periodico – e me la rinfaccia di nuovo. Io le ripeto ancora: ma hai letto l’articolo? Hai letto la mission? Non sono io che lo dico – sebbene debba ammettere che lo penso. Sono loro. Non ti riconosci in quelle parole? E allora perché non prendi le distanze da loro, e senti il bisogno di prenderle da me?

Per il momento tutto tace. Nessuna risposta. Però certo, se per ipotesi Sigmund Freud tornasse in vita e sentisse il bisogno di scrivere un supplemento integrativo dei meccanismi di difesa al capitolo rimozione pesante, qualche esempio clinico potrei suggerirglielo senz’altro.

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6 thoughts on “Alcatraz ce l’avete nella testa

  1. ehm. nemmeno io l’ho aperto, ma mi fido. Del resto sono dotata di senso dell’orientamento, e me lo faccio bastare.
    Ma siamo sicure che nella frase “si pone l’obbligo di fornire una direzione di marcia…” non ci sia un DI di troppo?

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