La vendetta del caduto

Emilio si lamenta dell’ingratitudine umana. Ne ha beneficiati tanti lui, dice, quando ancora frequentava un bel giro di personcine fini e di classe. Le cene eleganti di Arcore, ah, che tempi che erano quelli. E che brutta cosa l’invidia.

E’ il costante refrain degli squallidi caduti nella polvere. Manco in questo sapete esercitare un minimo di originalità. Quando sei una merda integrale priva di qualsiasi valore perfino sul mercato delle merde, ma hai il talento di leccare il culo giusto al momento giusto, è possibile che ti ritrovi proiettato per un periodo più o meno lungo in vetta alle cime della popolarità buzzicona e trucida. E senza che per un solo momento ti sfiori il sospetto che tutto si debba al puro caso, e a quell’unico talento di lingua guizzante in soccorso del vincitore che ti piace tanto praticare. Ci metti niente a convincerti che il premio non è altro che il giusto compenso per le qualità che hai sempre saputo di avere.

Tanto più si accresce la convinzione del tuo valore personale e del tuo potere, tanto più godi all’idea di esercitarlo in ogni possibile forma. Per cui in effetti è vero, in un certo modo perverso, è anche possibile che nella scalata del tuo cursus honorum tu faccia dei favori a qualcuno. Che vanno inquadrati nel puro godimento estetico che ricavi nell’esercizio della mediocrità al potere, e non certo perché sei la succursale laida di madre Teresa di Calcutta.

Poi arriva il tempo della caduta – nel tuo caso nient’affatto ripida o scoscesa, e non dovresti dimenticarlo, Emilio: restano i soldi, gli agi, le comodità; resta l’impossibilità di cacciarti in galera data i sopravvenuti limiti di età – e tutti ti restituiscono solo quel che tu hai donato negli anni esercitando il tuo peloso mecenatismo della gnocca: il senso della loro nullità esistenziale.

E questa cosa tu la chiami bieca ingratitudine. Be’, bisogna che ti abitui, Emilio. Le amicizie te le sei scelte tu, che sei uomo di mondo. Avresti dovuto conoscerli meglio di me. Non sono personcine ammodo e rispettabili. Sono squali e serpenti a sonagli. E se hai deciso consapevolmente di entrare nella gabbia, ora non hai motivo di lamentarti perché non ti ritrovi circondato dai peluches.

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