La maledizione della terza luna

Ho un collega che sta assumendo un’anda leggermente persecutoria. E’ un caro ragazzo di qualche anno più giovane di me, che all’inizio s’è fatto intortare dalla mia aria intellettuale. Una cosa che so simulare benissimo qui dentro, un posto dove è tutto un sentirsi chiamare dottoressa di qua e dottoressa di là. Perché questo è un ambiente dove avverti palpabilmente l’autocompiacimento del titolo. Tra l’altro in una facoltà universitaria, per definizione, la concentrazione di dottori è sempre sensibilmente più alta della media nazionale. Ed è chiarissimo  che il gioco costituisce una variante da ipodotati dell’ego del più tradizionale do ut des. Io ti do del dottore atte perché voglio che tu mi dai del dottore amme. Possibilmente di fronte a terzi sprovvisti del medesimo titolo. Ci sono certe ragazzette ventitreenni, incapaci di modulare correttamente via mail un’interrogativa diretta distinguendola da una indiretta (volevo sapere se avete il test di Aschenbach? Forse ce l’abbiamo e forse no, meschina, ma santa madonna togli quel punto interrogativo che pare Tonino Di Pietro all’Accademia dei Lincei!), ma non dimenticano mai di firmarsi: dottoressa nome&cognome. Scritto così, per esteso. Perché anche l’abbreviazione costituirebbe una diminutio indegna a tradurre in atto la sofferenza che hanno patito per conseguire la laurea triennale.

Ma vabbè, sto divagando. Insomma il collega è persona semplice ma desiderosa di appendere. Si è appena iscritto a sociologia che gli è parsa la facoltà più appropriata per ottenere una chiave di lettura ragionevole del mondo. E insomma pare che io gli faccia l’effetto di essere l’unica con cui vale la pena parlare, posto che il corpo docente è fuori dalla sua portata, e fra i colleghi amministrativi gli altri non offrono, a suo dire, altrettanti stimoli. Ora, io lo so che voi pensate che un uomo che fa una cosa simile ha altri intenti e che in realtà ce sta a prova’ con me. Non perché sono particolarmente figa, ma perché alle donne, a tutte le donne, prima o poi questa cosa capita. Però io ormai c’ho una certa età, e discrimino abbastanza facilmente se l’interesse di un uomo ha finalità sessualmente orientate, oppure no.

E a lui mi pare che non gliene freghi niente. Ho la netta sensazione di non fargli né caldo né freddo sotto questo profilo. Ha proprio voglia di parlare con qualcuno che ascolta. E io ascolto quasi sempre, perché ce l’ho proprio come inclinazione personale. Non è che mi dispiaccia parlare con lui. Solo che, per l’appunto in tema di stimoli, non è esattamente Bertrand Russell. Per cui va bene, ma a dosi pediatriche. Senza contare che l’interazione sta assumendo modalità persecutorie.

Mi ha invitato a pranzo tipo dodici milioni di volte. E io odio andare in pausa pranzo in compagnia. Ho il mio libro, il mio iPod, e mi piace stare una mezz’oretta per i cavoli miei. Le prime due volte gli ho detto si per non offenderlo. Poi gli ho detto no con una scusa. E ieri gli ho spiegato definitivamente che voglio mangiare da sola.

Ogni tanto mi commenta qualcosa di assolutamente inappropriato su Facebook, per fortuna poco, perché gli manca il senso della levità del discorso. Scambia sempre per cose serie delle facezie orrende tipiche da cazzeggio, e parte con dei pipponi sociologici iperlinkati che mi ammazzano la conversazione.

E stamattina mi manda una mail con l’allegato di un ebook su una cosa che sa che mi interessa – salvo che, ehm, come dire, so’ bibliotecaria, ce la faccio da me a recuperare tutte le informazioni bibliografiche che mi servono, grazie – con la notifica: è protetto da password e come tutte le password vanno consegnate a voce, cosa che faro’ volentieri gustando un caffe’ alle macchinette durante una pausa 😛 

Pure la faccina. Non so se mi spiego. La faccina. Va da sé che a me di aprire il libro non frega una beneamata mazza. Ne ho a valanghe di libri su quel tema e quasi sicuramente avrò anche quello. E neppure vorrei offenderlo, perché non è sicuramente una cattiva persona. Solo che mi sto lievemente sfrantecando i maroni.

Insomma non so come fare senza ricorrere proprio alla stronzaggine integrale. Perché questo è un tipo che non demorde. Non è il genere che capisce né le antifone, né i salmi responsoriali, e manco l’ite missa est. 

Se po’ sape’ io che devo fa’? Datemi un consiglio ponderato, dai. Che ne ho davvero bisogno.

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39 thoughts on “La maledizione della terza luna

  1. Ma tu sei sicura sicura che non ci stia provando? ho provato a collegare il tuo post al mio timido-introversometro e mi e` andato quasi fuori scala.

    • Tu e l’Eco vi divertireste un sacco insieme. Sappi solo che condividiamo mooolta parte del patrimonio genetico. Nonché di quello spirituale. E ho detto tutto.

      • Ho percepito un nuovo briciolo di pseudo-incomprensibilitá. Ho avvertito un tremito nella polpa. Si direbbbe che la polpa scorra potente nella nostra famiglia. Assieme al ponentino, che pero´ invece scorre lieve.
        Oh, mellow south!

  2. Potrei sbagliare ma ho la chiara sensazione che quelli del tram, piuttosto che raccogliere, la richiesta d’aiuto del conducente, facciano il tifo per il suo collega. A parte il guttalax, peraltro ambiguo l’intestino a cui è destinato, non mi pare che ci siano suggerimenti apprezzabili. Trovo interessante invece il discorso sui picchi di pseudo-incomprensibilità polposa. Mi è capitato, settimana scorsa a Cerignola, di partecipare ad una delle conferenze internazionali che si tengono colà sull’argomento. Settimana scorsa, il tema era appunto “Pseudo-incomprensibilità polposa e pseudo-incomprensibilità palpabile. Differenze ed affinità nella Capitanata”. Checchè se ne possa pensare, l’argomento fu interessantissimo ed illuminanti furono gl’interventi di Al Bano e della Lecciso. Anche queste son cose!

    p.s.: da notare l’utilizzo spensierato del colà e del checchè.

    • Puoi procurarti gli atti? Sento che sarebbero illuminanti. Per il resto sono d’accordissimo con te. Non un consiglio utile che sia uno.

  3. Vorrei sottolineare un fatto che sembra essere sfuggito ai più: la Middle è anche una moglie. Vi invito, pertanto, a far fare le capriole ai luoghi comuni e a rimetterli in piedi in posizioni nuove. Oppure a fare le capriole e basta.

      • Vipero, tu stai veramente dicendo che io, in quanto moglie, sono quel tipo di moglie? Buongiorno e buonasera? Pensi che io starei dentro a un matrimonio di questo tipo?

    • Guarda, il post originale di risposta alla ms doveva suonare più o meno così: “ma middle mica è una “moglie”!, poi m’ha assalito il solito timore di risultare in qualche modo offensivo e allora ho modificato.
      So benissimo che non sei quel tipo di moglie, è che mi scocciava darla vinta alla ms, ecco.

      • Il vantaggio fra una moglie e un blog è che nel blog puoi moderare i commenti (i. penz)

  4. Tornando alla pseudo-incomprensibilità polposa, la cosa che più mi ha colpito nell’intervento odierno della Lecciso è stata: “potrà risultarvi assurdo ma anche la statistica, che può sembrare sempre rassicurante, può sbagliare completamente se non è supportata dall’intimità delle cose”. Nella grande sala dell’Auditorium di Cerignola c’è stato un momento magico dovuto al confluire nello stesso punto, nello stesso momento di due cose diverse. E le chiamo cose perchè non saprei come chiamarle. Come pelle ed anima. Da una parte lo smarrimento per la caducità della statistica, dall’altra la bellezza e profondità dell’intimità delle cose. Un momento bellissimo. Per la sala è stato come un orgasmo collettivo ma privato. Pubblico ma intimo.
    “Facciamo una pausa alla bouvette e poi riprendiamo”, ha suggerito Al Bano.
    La bouvette rimane sul lato destro della sala. Elegante e raffinata. Grandi vassoi con cozze crude, cannolicchi, ostriche, allievi e polipetti crudi arricciati. Al centro un altro vassoio con un enorme girasole formato da spicchi di limoni. Tornati ai nostri posti, lei ha proiettato una diapositiva sulla quale campeggiava un tram giallo, un post e sul fondo il numero dei commenti: 33. Dopo aver letto ad alta voce il post ha detto: “La pseudo-incomprensibilità polposa è racchiusa fra il grido d’aiuto della conduttrice del tram ed il numero dei commenti. Trentatre sono tanti e, all’occhio del lettore, in termini statistici, possono far pensare che i viaggiatori abbiano dato il loro aiuto. Al limite non le hanno risolto il problema ma ci hanno provato. Se andiamo però a leggere i commenti, e per decenza ve li risparmio, scopriamo che anche la statistica può essere fallica…”
    “Fallace”, l’ha corretta Al Bano.
    “Ops, sì fallace, anche se fallico… vabbè. Comprendiamo così quanto sia importante il passo in più, perchè solo entrando nell’intimità delle cose possiamo capire, checchè ne dica la statistica, se e quanto quel grido d’aiuto sia stato veramente raccolto oppure se quel tram, malgrado appaia disciplinato nei binari, abbia invece un’anima, fra conduttrice e passeggeri, nella quale ognuno va spensieratamente per cazzi sua.”

    • Mi ripeto, ma sono dispostissima a rinunciare a qualsiasi aiuto concreto sulla faccenda in oggetto, in cambio degli atti di questo convegno. Sarebbe la mia Bibbia, me lo sento.

  5. Pingback: Che qui si parla di Antico Testamento, per dire | Middlemarch reloaded

  6. Ecco, lo vedi cosa succede col fatto che non c’hai più il blog su libero? che mi viene meno naturale passare dal tuo blog ed è un gravissimo errore, perchè poi mi perdo in tempo reale ‘ste perle.

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