Words don’t come easy

Nel mio immaginario estetico i film orribili appartengono a diverse categorie. Certi brutti film sono sostanzialmente inoffensivi. Brutti sono brutti, non si discute. Ma sui titoli di coda di fatto li assolvi sull base della loro sostanziale inespressività. Un po’ come le persone. Non tutti vengono al mondo per essere dei geni con un QI da Club Mensa. Qualcuno nasce con un ritardo lieve, e anche lui ha diritto di esistere. Da una parte ti entrano, dall’altra ti escono, e morta là. Sotto quest’etichetta potrei qualificare per esempio l’intera filmografia di Pieraccioni. Perché basta guardarlo in faccia per capire che se il punto di osservazione è la testa di Pieraccioni, fuori o dentro è la stessa cosa: la faccia di Pieraccioni è una dichiarazione di intenti estetici, e te la prendi per quello che è. Del resto a suo merito va detto che mai, nemmeno per un istante, può capitarti di pensare che potrebbe fare un film a impatto diverso da una camomilla insipida, per cui quel che puoi affermare con certezza, è che se non può illuderti, non può nemmeno deluderti.

Poi ci sono film che sono brutti in quanto costituiscono il fallimento clamoroso di un guizzo iniziale che ti aveva fatto ben sperare. La cosa si può intendere sia in orizzontale che in verticale. Vale per una singola pellicola, come per l’intera filmografia di un autore. Prendi il caso eclatante di Woody, per esempio. Lasciamo perfino perdere i film comici dei primi 20 anni che sono comunque eccezionali. Io personalmente quel che davvero adoro è la sua fase kantiana, quella filosofica ed esisestenziale. Hanna e la sue sorelle. Crimini e Misfatti. Un’altra donna. Al limite perfino Match Point anche se c’era già un retrogusto di fighetteria snob che mi ha disturbato. Poi un giorno ti tocca vedere To Rome with Love – come se Melinda e Melinda non fosse già stato abbastanza – e lì capisci che ‘brutto’ diventa una categoria dell’anima che ti lascia una ferita.

E poi ci sono brutti film che stimolano lo psicosadico che è in te. Film per cui l’unica reazione ragionevole che dovrebbe essere consentita allo spettatore, è di riunire tutti gli sceneggiatori in una sala – stando a IMDB si tratta di Brian Klugman e Lee Sternthal -, metterli a sedere su un divano, prenderli a schiaffi sui denti finché non cala il sole e il loro volto è ridotto a una maschera di sangue, e solo allora, a cavalcioni di una sedia a dieci centimetri di distanza dal viso, sibilare in quel che resta dei padiglioni auricolari: se vi azzardate a rifarmi una cosa del genere, la prossima volta vi lego mani e piedi e vi butto inchiodati a una pietra in fondo all’Hudson.

Onestamente mi tornerebbe più comodo il Brenta o il Bacchiglione. Al limite il Tevere, se per caso è un weekend in cui mi trovo a passare per casa. Ma per poter avere il privilegio di fare questo agli sceneggiatori di The Words, sono dispostissima a sciropparmi anche il costo del biglietto e le 8 ore di volo fino a New York. E’ una questione di principio.

WORDS

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16 thoughts on “Words don’t come easy

  1. Mi unisco anch’io al tuo senso di fastidio e, con Match Point, sono meno indulgente di te: una vera cagata. Mi chiedo dove sia finito il Woody Allen di “Provaci ancora, Sam”. Dal brutto al bello, hai visto “Effetti Collaterali”? Solo per confrontare il mio “bello” col tuo.

    • Not yet Effetti Collaterali, anche se la trama sembrerebbe abbastanza interessante. Ho un po’ le mie riserve su Channing Tatum la cui espressività bovina mi procura l’orticaria.Ti saprò dire, se mi capita.

    • Io non una nulla contro il cinema per le masse – basta che non c’entrino cose che sparano, sgasano, o mandano in vacca circuiti elettronici, ma quello perché so’ femminuccia – non sono affatto una snob. Il cinema e le masse sono come la pizza e la cocacola. Ci vuole onestà anche per fare quelle robe là. Però mi piace anche se ha altre ambizioni. I questo caso, ambizioni cannate e inappropriate. E’ un dramma avere per sceneggiatori due sgallettati che si sentono Madame Bovary e non fanno manco il peso specifico di un suo calzino.

  2. Tanto per gettare benzina sul fuoco: la cosa su cui non si riflette mai e` che quei due tipi si saranno beccati minimo minimo 400mila euro a testa.
    Pero` su Match Point dissentirei. Io l’ho trovato ben costruito, soprattutto per uno che aveva fatto solo commedie e solo a New York.
    D’accordo: quel tono un po’ posh, un po’ paracula la trovata shakespiriana dei fantasmi che riappaiono in scena, tanto per strizzare un occhio al teatro della vicenda. Ma insomma, uno del mestiere che fa il suo mestiere. Inoltre la Johansson che da gnocca strappamutande si trasforma in due scene in una cagazzi ciclopica, sfigata e isterica e` davvero enorme.
    Poi e` arrivato To Rome With Love, ma si sa, Roma e` un luogo di tramonti struggenti.

    • Farei fatica ad argomentare perché Match Point essenzialmente mi ha dato sui nervi, pur apprezzandome i virtuosismi artigianali. Aveva un che di pensato a tavolino. Mentre le grandi opere di Woody degli anni ’80 e ’90 sono trattati di psicologia sociale, Match Point sta più dalle parti di mamma guarda come sono bravo. Sono d’accordo comunque che la prestazione metamorfica della Johansonn è spaziale. Secondo me però colpisce più gli uomini che le donne. Credo sia l’incarnazione devastante del peggir incubo che può capitare a un eterosessuale di sesso maschile. A noi bimbe ci tocca necessariamente meno.

  3. eccomi, pardon ma sono giornatacce. il film in questione non l’ho visto, ma per quello che ne avevo letto e per il trailer, onestamente mi ispirava come un picnic al bordo dell’autostrada. condivido parecchio del post, compresa l’analisi alleniana (ma a me Match point è piaicuto e credo che Basta che funzioni sia una delle sue migliori commedie tout court – non semicomiche, non semidrammatiche – di sempre). quanto ai film inoffensivi (pieraccioni, santinumi, è un “Nuti post cura Ludovico” come ebbi a definirlo anni fa…) a me danno molto fastidio, proprio perché non stimolano nessuna emozione. un film comico deve farmi ridere, un erotico deve eccitarmi, un fracassone mi deve far venire voglia di menare le mani… se poi il film è brutto, stimola comunque discussioni, soprattutto certi titoli che spaccano il pubblico in due. insomma, alla fine preferisco a una camomilla insipida un brutto film di quelli che picchieresti gli sceneggiatori

    • In effetti ammetto che Basta che funzioni è una commedia notevole. Speravo anch’io che fosse un indicatore del cessato descensus averni di Allen. Ma così non stato, purtroppo. E’ una teoria interessante la tua: se sia meglio l’istinto omicida derll’annacquamento. Non so. Sarà che per me l’unico peccato mortale al mondo è la Noia. Non mi devi fare perdere due ore inutilmente. Se mi passi una camomilla, almeno mi riposo. Se mi tiri fuori il nervoso, invece, mi distrai perché attiri la mia attenzione. E tendo ad essere meno indulgente. Se ripenso a questa cagata di The Words mi prudono ancora le mani.

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