Il ragazzo del lago

Io ho una passione sfrenata per ogni forma di letteratura che passa con onore sotto l’etichetta di classico. Che siano classici nel senso di autori morti e stramorti due secoli fa, o semplicemente una trentina d’anni più vecchi di me e magari ancora vivi sebbene in stato vegetativo, non mi fa molta differenza. Questo perché il classico, per definizione, è qualcuno che ha sempre superato uno scoglio su cui altri si sono sfracellati. Perché haivoglia tu a sdilinquirsi con Baricco, per dire. Ma te che ne sai che tra cinquant’anni ci sarà ancora qualcuno a cui il suo nome dirà qualcosa? Credete che la fama in vita garantisca l’eternità? Mapepercarità. Andatelo a raccontare a Salieri, che per me, come suppongo per voi, avrà sempre la splendida faccia persiana di Murray Abrahams. E se non fosse per lui e per Forman, chi credete che avrebbe un’idea oggi di chi era Salieri 250 anni fa? A parte gli esperti del settore, dico, che non fanno testo. Io per esempio non lo saprei di sicuro.

A questo proposito, l’altro giorno in macchina con mio marito, tornando dall’Austria, ci siamo trovati a fare una chiacchierata su Piero Chiara, di cui non avevo mai letto nulla in vita mia. Lui si, da ragazzo, e ne aveva un ricordo struggente. Il bello è stato che lo stream of consciousness ha preso una piega lacustre. Perché uscendo dal Brennero ci siamo trovati a costeggiare suppergiù il lago di Garda evocato dalle freccie di uscita a destra. Riva, Molcesine, Lazise, Bardolino. Lo conosco pochissimo. E il poco che ho visto non mi dispiace. Ma non posso dire nemmeno che mi esalti. Per cui da lì siamo saltati a parlare del lago Maggiore, che ho visto una volta sola 20 anni fa. E il lago Maggiore ci ha depositati sulle sponde del poeta di Luino. Appunto, Piero Chiara. Pare che anche Iachetti sia nato lì, ma onestamente sotto il profilo narrativo la cosa mi pare meno rilevante.

Insomma, detto fatto, al primo giro utile in Feltrinelli mi sono portata a casa quello che ho trovato. La stanza del vescovo. E I giovedì della signora Giulia. La cosa più bella di tutte però è stata la lettura della biografia. Lo sapevate che fece per moltissimi anni il cancelliere di tribunale? Questo lo dico sopratutto a beneficio di una personcina che mi sta molto a cuore, e che ora ha un nume tutelare laico da evocare per fronteggiare le molte disgrazie della sua professione. Nel luglio del 1943 – fanno quindi giusti giusti 70 anni in questi giorni – si beccò una condanna per aver fatto staccare dai muri i ritratti di Mussolini, averli piazzati dietro la sbarra degli imputati, e avere pronunciato una fiera e simbolica requisitoria.

La cosa più suggestiva però gli era già successa una decina di anni prima, nel ’33, mentre era in servizio a Cividale del Friuli. Tenete presente che sto leggendo una biografia in appendice a un Oscar Mondadori, biografia che verosimilmente sarà stata scritta svariati annetti fa, per cui  su certe cose aleggiava ancora una certa pruderie d’antan. Insomma gli toccò simulare un esaurimento nervoso e prendersi mesi di aspettativa non retribuita per non farsi buttar fuori a calci. Pare che l’avessero sopreso, cito, a intrattenersi piacevolmente con una postulante in ufficio.

Mi ha fatto ridere. Perché i classici tendi a immaginarteli sempre piuttosto inamidati. Barba arricciata, baffo austroungarico, pince-nez sopra il naso prominente. Tipo Victor Hugo. Victor Hugo, avete presente? Quello che sorpresero in un albergo con l’amante, sposata, e che fu costretto a due anni di esilio a Guersney per non beccarsi una condanna per adulterio. Si vabbè, poi è anche quello che ha scritto I Miserabili, e Notre Dame de Paris, non si discute. Però insomma alla fine trovo che i classici hanno il loro perché. Tu te li immagini imbalsamati. E invece erano tutta carne e sangue anche loro. Proprio come noi, no?

CHIARA

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11 thoughts on “Il ragazzo del lago

  1. Mi pare sia il libro da cui è stato tratto Venga a prendere il caffè da noi, no? Non l’ho letto, ma Tognazzi era eccezionale. Anche la Vukotic.

  2. Ho l’edizione Mondadori/De Agostini collana Evergreen Grande Biblioteca per ragazzi de La stanza del vescovo e noto che – forse visto il pubblico a cui era destinata la collana o forse per motivi di impaginazione (ormai mi sono aperti nuovi orizzonti conoscitivi dell’editoria) – la biografia è epurata degli spaccati più interessanti della vita di Chiara: nessun accenno né ai ritratti staccati di Mussolini (sapessi come lo capisco: mi sembra di vederlo e sapessi quante volte mi sono immaginata a tirar giù quel crocifisso enorme che campeggia sopra la scritta “la legge è uguale per tutti” visibilmente falsa in questo Stato che tutto è fuorché uno Stato di diritto) né all’intrattenimento con la postulante. Del libro, vent’anni dopo, non mi ricordo praticamente niente. E visto che sono più propensa a credere ai maya che al caso, direi che è arrivato il giorno per rileggerlo. Devo dire che l’aplomb del nume tutelare non mi dispiace affatto, in quella foto fa molto stile James Bond interpretazione Sean Conneryana. Oh, non ci posso fare niente, ho un debole per i supereroi! 😀

  3. P.S. Ah, però c’è un dettaglio, c’è scritto: «dove [nell’Amministrazione della Giustizia] avrebbe fatto poca carriera e molta esperienza del mondo, di ambienti, di situazioni, tipi umani la cui conoscenza avrebbe sfruttato più tardi con la sua attività di scrittore.» Fino a tipi umani ci sta tutto, eh, il punto tangente!

    • Sapevo che faceva per te. La foto la dice lunga. Perché la mia biografia, sia pure in termini velati di pudore, dice che era un fiero scopatore. E in effetti, aveva un suo fascino.

  4. La stanza del vescovo ce l’ho anch’io. Non nel senso di camera da letto o degli ospiti. Non ricordavo nulla di quel libro così sono andato a riprenderlo. Per forza che non ne ricordassi nulla. Sfogliandolo c’era ancora l’orecchietta a pagina 11. Che poi il libro inizia a pagina 9. Tutto il resto sono i titoli di testa. Niente biografia. Solo 4 versi di Sereni come prefazione. Mannaggia, come invidio chi legge con avidità, perchè in me c’è una lotta cruenta fra la lettura e la Formula 1. Una sfida a chi mi addormenta prima. Il coma lo raggiungo se apro un libro mentre sta per iniziare il Gran Premio.

  5. E’ venuto anche a me il dubbio di non averlo mai letto: lo scoprirò solo vivendo, a breve, ché per il momento non sono ancora a pagina 1 (uno) come la formula, 1 (uno).

  6. Pingback: Il nome del vescovo | Middlemarch reloaded

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