Hide and seek

Ho cancellato il mio profilo Facebook.

Siccome Zuckerberg ci conosce quasi meglio della mamma, le procedure di annichilimento del profilo funzionano così. Pigi un tasto che veicola il seguente messaggio: occhei, ti cancello. Visto che me lo chiedi, ti cancello. Sei proprio sicuro che sia quello che vuoi? Va bene, va bene, non insisto, ti cancello. Non voglio mica farmi gli affati tuoi  Ma secondo me è prematuro. Però siccome sei adulto e vaccinato, mi chiedi di cancellarti, e io ti cancello.

Non è che usi esattamente queste precise parole, però non ci va nemmno tanto lontano. A un certo punto nel corso della procedura per esempio appaiano i volti dei tuoi amici, e sotto le fotine la discalie che dicono: ma sei sicuro? Mancherai a Tizio! Caio sentirà la tua mancanza!

Il che incidentalmente coincide proprio con quel che mi hanno detto i pochi amici che ho preallertato della mia decisione nichilista, perché li sentivo solo lì e sapevo che se la cosa si fosse verificata all’improvviso e senza spiegazioni, si sarebbero anche preoccupati.

Insomma, dicevo. Zuckerberg ci conosce. E quindi, anche se alla fine ti cancella, lo fa con un’opzione per la tua resurrezione. In realtà, resta tutto lì. Riattivabile in ogni momento. Basta che fai domanda per il defibrillatore digiatale e via – un, due tre, libera! –  parte la scarica immediata e il cuore riprende a battere. Devi solo reinserire la tua password e trovi proprio tutto come prima.

Per cui chi lo sa. Magari torno. Quel che è certo è che passerò più spesso qui, perché le mie anime digitali vanno abbastanza a compensazione.

Non so nemmeno bene perché ho deciso di chiudere.Del resto, dovessi spiegare perché l’avevo aperto, anche lì non potrei certo tenere una conferenza di due ore.

La digitalizzazione è così. Si infiltra nella tua vita come la nebbia. E all’improvviso non sai più dove sei.

FogSanFran

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9 thoughts on “Hide and seek

  1. Toh. Se ne parlava questi giorni calpestando la sabbia con una cara amica che ha organizzato un corso di formazione con Paoli Cianconi, giovane e schizzato etnopsichiatra che studia anche i risvolti ignorati (neanche tanto nascosti) di certi social network. Non è cosí scontato cancellarsi: senza profilo per certi versi, non esisti; se non sei facilmente raggiungibile in molti rinunceranno all’impresa. Tuttavia facebook è anche comodo. Tuttavia ci devo pensare. Cercheró libri di Cianconi. Una parte consistente di me vorrebbe seguire il tuo esempio. Senza rinunciare né a scrivere né a cazzeggiare.

    • Dico anch’io che le implicazioni sono moltissime, e vanno ben oltre i limiti del cazzeggio. Metti per esempio che la biblioteca ha un profilo FB di cui mi occupavo anch’io. Ma per farlo devi averne uno tuo, altrimenti niente. E ti pare cosa da poco? E poi FB nasce apposta per gli americani che sono un popolo che si sposta moltissimo, non hai altri modi per conservare i contatti con amici lontani. Il che vuol dire che fa proprio al caso mio. È ovvio che un blog è tutt’altra cosa. Il 90% dei miei amici FB nemmeno sa che ne ho uno. Insomma la cosa va ponderata. Ma non ho fretta. Intanto il silenzio al momento mi piace.

      • Vorrei dire che possiede quella romanità di una volta, ma è frascatano… comunque sì, è terribilmente simpatico perchè è arrogante e strafottente, ma rispettoso, del tipo: “te faccio er culo, ma se sei più bravo te, qua la mano”. Io l’ho definitivamente consacrato a mio idolo quando ha partecipato a quell’insulsa trasmissione che è Supermarket di Chiambretti. Ha tenuto testa ad un Chiambretti odiosissimo in maniera elegante e distaccata, roba che se c’ero io finiva a capocciate sur naso.

    • Per la verità per questioni di cuore sono appena rientrata. L’ho fatto per amore di Carla con cui in effetti su FB avevo un rapporto davvero molto più intenso. Quel genere di contatto che al di fuori dei social, se vivi a tanti chilometri di distanza, non è facile da praticare. Ci mancavamo molto. Però farò di tutto per essere una presenza silente.

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