Prematuro entusiasmo

Non faccio mai amicizia su FB con qualcuno che non conosco di persona, a meno che non si tratti di circostanza eccezionali. Ma devono proprio esserci di mezzo degli amici seri – amici veri, non digitali – che garantiscano per loro. In sei anni mi sarà capitato forse due volte, e in entrambi i casi la prudenza ha premiato. Persone fantastiche, ma solo perché la selezione a monte era inattaccabile.

Oggi mi cerca un tizio con cui ho in comune un paio di amici carissimi. Ma dico proprio carissimi. Praticamente fratelli. Date le premesse, mi sembrava che ci fossero gli estremi per la famosa eccezione. Stai a vedere che ho trovato una persona con cui si può parlare a cuore aperto senza impantanarsi nel luogo comune da socials, mi sono detta.

Scambiamo un paio di chiacchiere. Mi dice dice che ama un particolare psicoanalista degli anni ’60 su cui ho delle perplessità. Poi mi cita la psicoanalisi in generale, e anche lì io manifesto le mie riserve. E proprio mentre un pensiero strisciante e carezzevole, con un suo retrogusto di dolcezza, comincia a farsi strada nella mia mente appena sotto la soglia della consapevolezza – ma vuoi vedere che qui c’è qualcuno con cui scambiare opinioni interessanti? – mi risponde così:

Be’, viaggiamo su treni diversi.

Lapidario. Tombale. Apodittico. Inespugnabile. Dopodiché scompare. In sintesi: non la pensi come me, per cui non ho interesse a continuare questa discussione con te.

Ci sono rimasta male come una bambina.

Ma una volta la diversità non era una ricchezza?

OPINIONE

Killing me softly

Io ve lo devo dire. Le macerie fumanti dell’affaire Hollande-Trierweiler mi hanno portata a fare riflessioni cupamente malinconiche. Che sono l’esatto contrario di quelle che avevo fatto al momento dell’insediamento di Hollande all’Eliseo. Per me, che sono un’antropologa della rava e della fava di un certo spessore, il fatto che un presidente francese abbia avuto al suo fianco donne di questa portata, era stato francamente motivo di gioia. Perché così come non è sposato con la Treirweiler,  non era stato sposato nemmeno con la Royal. La Treirweiler, insomma, è entrata come première dame in quel palazzo senza essere congiunta al François dal sacro vincolo del matrimonio. Potrei sbagliarmi, ma non mi risulta che in nessun paese cattolico o cristiano sia mai successa una cosa del genere. E la Royal, anche lei senza vincoli formali, gli ha dato 4 figli. Sotto il profilo della morale corrente le cose erano già abbastanza anticonvenzionali. Soprattutto considerando che noi invece viviamo in un paese dove un medio politico di sinistra, quando proprio vira all’estremismo radicale, lo trovi che bacia l’anello al cardinale col ginocchio inchianato a tutte le sagre di paese e si presenta al Meeting annuale di Comunione e Liberazione brandendo crocefissi dialettici, e uno di destra non sposta una foglia senza mettere in mezzo a la zia suora e il cugino germano morto in odor di santità in terra di missione, e se proprio deve andare con le minorenni, poi non c’è una volta che non si ricordi di confessarsi col vescovo che l’ha sposato in cattedrale in mezzo a 500 invitati. Perché va bene tutto, ma insomma non siamo barbari. Per non parlare del fatto che l’unico presidente che ricordo al Quirinale senza moglie legittima è stato Scalfaro, quello devoto alla madonna, che nei momenti migliori sembrava la versione vandeana di Gomez Addams.

Non bastasse tutto questo – che non era poco – sia la Royal che la Treirweiler sono state esempi di donne che raramente trovi a fianco di un politico di successo, perché tutte e due, professionalmente parlando, sono femmine coi controcazzi, e ben assestate in posizioni apicali nei rispettivi ambiti professionali. La Royal addirittura nello stesso settore, nello stesso partito, e ora anche nello stesso governo di Holland. In genere di donna quindi – al di là delle valutazioni politiche che sono rigorosamente escluse dai miei excerpta di antropologia della rava e della fava – che non si è certo fatta spaventare dall’ombra lunga del padre dei suoi figli.

A me non pareva poco. Perché vi ricordo che ancora qualche annetto fa, all’epoca della prima campagna di Clinton – che non è una roba risalente al XVII secolo – la moglie si dovette presentare in tivù a raccontare come faceva i cookies. Hillary, dico. M’è rimasto impresso perché non ci potevo credere. Una folgorazione iconica nella mia memoria. Col capello a caschetto, il tailleur antistupro con la calza elastica, e il cerchietto blu delle Winx a tenere fermi i capelli. All’epoca era uno dei 100 avvocati più pagati d’America e spaccava il culo alle mosche nelle aule di giustizia. E fu obbligata a mascherarsi da Halloween per simulare una vaga somiglianza con quella gallina bollita di Barbara Bush, che smaltiva l’Alzheimer con le conserve di raspberries raccolte nell’orto. Perfino Michelle Obama, che pure è arrivata una ventina d’anni dopo, s’è dovuta fare da parte. Non dico che abbiano costretto anche lei a traverstirsi da Barbie First Lady perché magari vent’anni non sono passati invano. Ma di sicuro ha dovuto piantare lavoro e carriera, ché l’elettore medio non è abituato all’idea che il suo presidente sia affiancato da una donna colta e pensante. La donna colta e pensante è assimilata per principio a Grimilde, a Maleficent, a Cercei Lannister, ad Amelia la Strega che Ammalia. Se pensa, può condizionarlo, macchestaiasgherzà? L’idea che una donna che pensa serva magari a prendere decisioni più ponderate non è contemplata, c’è proprio un preciso dispositivo nell’ovaio femminile che ti fotte la concentrazione sprigionando fluidi nella sala ovale, è provato. Le lasci più di un’ora là dentro, ed è un attimo che il presidente si sente obbligato a tirar fuori la chiavetta usb coi codici nucleari e cominciare a smerdare atomiche in giro come noccioline. E poi gli storici vanno ad approfondire e cosa scoprono? Che tutto è successo perché lei era in  premestruo e mentre spicciava la White House la batteria del folletto s’è ingrippata! Sono cose che amareggiano.

Insomma, dicevo, secondo me, Ségolène e Valérie rappresentavano un modello di femmina un po’ più evoluto. Sia chiaro, niente di veramente rivoluzionario – che la rivoluzione semmai la fa la Merkel e le altre come lei occupando certe posizioni in prima persona – ma insomma un passo avanti significativo.

Poi succede quel che tutti sappiamo. La Treirweiler scrive un libro. E nel libro, da quel che leggo sui giornali, saltano fuori due cose, una più triste dell’altra.

La prima è che le donne fanno passi avanti quando si tratta di inseguire gli uomini su quello che tradizionalmente è stato il loro terreno di caccia: professione, carriera, immagine, ruolo politico. Ma quando si tratta di switchare nell’ambito degli affetti, su cui invece dovrebbero saperne assai di più – che altro abbiamo fatto a tempo pieno dall’epoca di Numitore re di Albalonga? – inforcano senza esitazioni la Delorean e in un attimo atterrano in zona Vespri Siciliani. L’amore! La passione! ll possesso! Mi uccido! Muoio! Il veleno! Deh, traetemi l’aspide, e spirerò davanti agli occhi suoi, e allora vedrà sì come sa di sale lo pane altrui, e com’è duro calle lo scender e il salir per l’altrui scale!  Con la differenza che adesso c’è Internet e soprattutto Facebook coi suoi amici Socialz, per cui se prima al massimo ci rimettevi le penne te e un paio di consanguinei tuoi meno lesti a segare il palo al primo apparire di lama, adesso c’è un coinvolgimento globale planetario che trovo francamente imbarazzante.

E la seconda è che, se dobbiamo dar credito a quello che racconta nel libro la signora Treirweiler, anche la Royal, al tempo, fece la stessa cosa con lei, a ruoli invertiti. O insomma all’incirca la stessa cosa, salvo lo sputtanamento planetario. Ma non so se all’epoca la rete avesse la diffusione che ha ora.

Vorrei che fosse chiaro che qui on è in discussione il dolore. Quello è un fatto personale che ognuno ha il diritto di elaborare come può e come sa. Personalmente penso alla sovrapposizione tra l’amore e il possesso come alla peggiore delle maledizioni, ma sono idee mie e non pretendo di farle coincidere con il concetto di modernità. E’ la forma che non capisco. Tu fai soffrire me, e mi devo ammazzare io, e per giunta in diretta planetaria? Ciò devo dire all’universo mondo che la mia vita senza di te ha così poco senso che non vale la pena che continui a conservarla? Ma se invece te ne andassi semplicemente affanculo tu, e io mi limitassi a dirtelo in faccia e poi prendessi la porta di casa, non sarebbe infinitamente più ecologico?

Mi sembra che le donne abbiano ancora molta difficoltà a capire quel che gli uomini in genere comprendono meglio intuitivamente, forse addirittura biologicamente, e cioè che la persona che scegli di amare, se sei fortunato, potrà dare spessore e significato infinito alla tua esistenza. Ma la cosa più importante al mondo prima, dopo e durante l’amore resti tu. Sei quella che c’era prima, e devi essere quella che ci sarà dopo. Nel momento in cui l’amore cessa per qualsiasi ragione – giusta o ingiusta, che implichi il coinvolgimento di altre o meno – nulla di quello che ti costituisce si perde. Soffri. Soffri moltissimo. Cadi, poi ti rialzi. Ma se la trovi una buona ragione per annichilirti, non hai perso un compagno. Hai perso un avatar a cui avevi delegato la tua identità.

Insomma la mia constatazione deprimente è questa. Le donne progrediscono. Due passi avanti e uno indietro, com’è nella natura di ogni processo evolutivo, ma lo fanno a strappi, e senza coerenza.

Si alzano al mattino e sono ingegneri, astronauti, fisici delle particelle, politici, amministratori, economisti, chirurghi, conferenzieri, scrittori, imprenditori. Senza nessun problema. C’è ancora molto lavoro da fare. Ma il processo è a buon punto.

Poi arriva uno caruccio che gli fa un sorriso. Loro ricambiano. L’attimo dopo sono lì che passeggiano mano nella mano, nella foto successiva le vedi amorevolmente chine su una culla appoggiate a una spalla salda e forte. E nell’istantanea successiva c’è Tosca che si catafotte giù dal parapetto di Castel S.Angelo cantando O Scarpia, avanti a Dio!

Ecco, secondo me sarebbe arrivato il momento di cominciare a pensare a un sistema concreto per risolvere questa schizofrenia. Poi per carità fate voi.

jealousy