Di bloggers & di reliquie

Mi diverte sempre riflettere sulle implicazioni social nei nuovi media. Perché uno tende a pensare che la tecnologia digitale ci abbia resi tutti un po’ più futuristi di quello che immaginavamo nella nostra gioventù. E invece siamo rimasti gli stessi di sempre, senza nessuna sensibile modifica, se non che frequentiamo delle piazzette in formato digitale, mentre 20 anni fa la nostra socialità si consumava fumando una siga nel baretto sotto casa.

Questo weekend il Dantés e la Ms hanno ricambiato la mia visita di qualche mese fa, e sono venuti a trovarmi a Padova. In casa Dantès-MsSpoah ci sono due gatti con qualche divergenza di vedute, e un pregevole busto di Alien a grandezza naturale che non dimenticherò mai finché campo. A casa mia invece di gatto ce n’è uno solo. In compenso ha delle evidenti turbe psicologiche, come del resto mio marito, che anche lui si è unito alla compagnia e ci ha allietati della sua presenza.

Ce ne siamo andati a zonzo perlopiù in città, ma non abbiamo disdegnato una puntatina a Valdobbiadene in una giornata in cui sono venute giù le cateratte dell’Apocalisse. Siccome però noi eravamo piacevolmente ricoverati in un rustico a stramazzarci di soppressa  e prosecco, delle condizioni climatiche ce n’è fregata una beneamata mazza e ce la siamo passata ugualmente in allegria. Erano presenti anche altri amici della zona del trevigiano, più una minorenne di 5 anni, rossa di capelli, che ha preso il controllo della situazione dopo che il resto della compagnia aveva fatto fuori la quinta bottiglia di bianco, approfittandone per sviluppare nel dettaglio alcune tematiche abitative inerenti gli insediamenti architettonici in Lego.

Clima quanto mai familiare, insomma. Non fosse appunto per il dettaglio digitale. Perché com’è che ci conosciamo io, il Dantès e la Ms? Perché ci siamo incontrati via blog. Una cosa che, se provassi a spiegarla a mia madre, assumerebbe un sapore iperdigitale affine alla fantascienza – effetto che del resto con lei otterrei facilmente anche solo cercando di illustrarle le  funzioni avanzate del frullatore  – e che invece alla fine produce derive relazionali che non hanno niente di di diverso dalle cose che abbiamo fatto tutti in passato quando la tecnologia non aveva pressoché alcun punto di contatto con la socialità, fatta eccezione forse per il telefono. Perché alla resa dei conti qual’è lo scenario finale di questa rete di conoscenza? Un gruppo di commensali che mangia, ride e beve in allegria. E che Dio ci mantenga tutti in buona salute.

Ieri mattina invece, sempre in tema di tradizionali abitudini veicolate dalla tecnologia,  ci siamo mescolati ai pellegrini e li ho portati tutti a vedere la Lingua del Santo. La Lingua l’hanno vista solo a distanza, dall’esterno della cappella, un po’ perché c’era una coda mesopotamica, e un po’ perché nessuno di noi era molto allettato all’idea di andare a vedere un pezzo di carne rinsecchito che settecento anni fa stazionava nella bocca di S.Antonio, e che successivamente è stato strappato al suo cadavere. Soprattutto appena prima dell’ora di pranzo. In compenso la chiesa è bella, e la cappella di S.Giacomo ha degli affreschi trecenteschi che mi lasciano sempre a bocca aperta. Tra l’altro era deserta. La cappella dico – ché la chiesa era stracolma e c’era anche messa – mentre  dentro quella delle Reliquie, che era proprio lì accanto, s’era scatenato l’inferno dei pellegrini. Se ne deduce evidentemente che le reliquie spaccano più dell’arte. E a noi non resta che concludere: vabbè. Se siete contenti voi, siamo contenti tutti.

Poi, sulla scia di quella stuporosa meraviglia che le frattaglie del cattolicesimo post medievale suscitano sempre negli spiriti mediamente inclini all’illuminismo, siamo usciti dalla chiesa osservando il pittoresco mondo dei pellegrini. Con le sue bancarelle, i suoi ceri, i suoi ex voto, le sue masse perlopiù di sesso femminile infagottate nei foulard. Una galassia autonoma e indipendente dal resto del paese civile, con connotazioni proprie, immediatamente individuabile ad ogni angolo del mondo. Un po’ come andare da McDonald: lo riconosci facilmente dappertutto, e in qualsiasi paese hai la sicurezza di mangiare sempre la solita merda.

Ci siamo messi a osservare con curiosità i negozi di ciarpame religioso che lì intorno  abbondano, rilevando alcuni dettagli. L’abominio del livello artistico, per esempio. Le vette incommensurabili di cattivo gusto. Per non parlare poi delle perplessità relative alle strategie di marketing: ma chi è al mondo che compra ancora questa roba? Chi può seriamente prendere in considerazione di acquistare una mitria in saldo a 500 euro? Il mago Otelma, d’accordo, ma a parte lui? E un’icona bulgara realizzata palesemente coi trasferelli? O una madonna dai tratti così verosimilmente ariani, grande come un nano da giardino?

Poi, in una vetrinetta laterale, abbiamo visto una raccolta di sigilli. E accanto c’era un cartellino che recitava con un’elegante scrittura raffinata: con questi sigilli si sono vinte molte gare d’appalto. Ed lì che capisci molte cose. Perché Dio va bene. Ma i soldi vanno meglio. L’eterno conflitto fra Dio e Mammona. E in questo torneo Dio sembra un avversario prestigioso mentre Mammona sulla carta dovrebbe essere solo l’ultimo degli scarpari destinato a soccombere. Ma poi, quando vai ad analizzare le statistiche degli ultimi due millenni, onestamente, chi è che si ricorda davvero l’ultima partita che in cui ha prevalso Dio? Del resto quando perfino i tuoi supporters, fingendo di onorarti fra un Cristo e una Madonna, insinuano subdolamente che alla fine valgono più le ragioni dell’avversario, che cosa ti puoi aspettare?

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Alcatraz ce l’avete nella testa

Da qualche tempo i cattolici erano usciti dal raggio delle mie considerazioni polemiche, come dimostra il fatto che in questo blog non ho neppure sentito il bisogno di creare uno specifico tag. Più in generale erano usciti dal raggio del mio interesse e basta. C’è stato un tempo in cui avevo argomentazioni bastanti per folgorarli tutti e ricacciarli indietro fino a civico 1 della via di Damasco, per poi espellerli direttamente dal distretto della fede per manifesta incapacità a sostenere con un minimo di competenza le loro ragioni.

Adesso però cominciano a riaffacciarsi con prepotenza. Del resto in un momento storico in cui anche il papa rifiuta di continuare ad esercitare la sua professione, è chiaro che qualche punto di saturazione si deve essere raggiunto.

Quello che non cessa mai di stupirmi è la fenomenologia del cattolico. Ce n’è una per esempio, che mi ha ripescata su Facebook qualche settimana fa e che non sentivo da 10 anni. Nel 2003 frequentammo insieme un master per una specializzazione in biblioteconomia, e da allora ad oggi ne ho avuto solo vaghe e sporadiche notizie che la facevano trasferita a Roma a insegnare religione nelle scuole. Quel genere di cosa  che non ti spinge a fare sforzi di nessun tipo per avere supplementi di informazione. Poi, come spesso accade allo scoccare del decennio, le compagnucce del master si sono rifatte vive in occasione dell’anniversario, e si è deciso di rivedersi. E poiché i tempi son cambiati, ci siamo anche amicalizzate su Facebook dove più o meno abbiamo tutte un account.

In queste 3 settimane, le cose che le ho visto postare sono:

1. Auguri vivissimi sul profilo FB di Laura Pasini per la nascita della prima figlia.

2. Commosse e interrotte citazione dell’opera omnia di Marco Masini con accenti che voi fareste fatica ad attribuire a qualunque premio nobel per la letteratura. Le piaceva da matti già allora. Dieci anni fa però aveva 26 anni, e un minimo sbilanciamento verso l’orrore musicale le si poteva concedere. Ora che va per i 40, la cosa assume contorni spettrali e francamente patologici.

3. Il link  alle celebrazioni della nascita di S.Giovanni Bosco.

4. Una serie di post straziati atti a interrogarsi sulla decisione del papa, confrontandola con le scelte di quell’altro gigante della fede che l’aveva preceduto. Due papi che, che messi insieme uno sull’altro, hanno realizzato un prototipo di cristianità talmente reazionario, che se i Tempi Moderni non gli avessero opposto un minimo di resistenza, ci avrebbero ricacciato indietro molto oltre i  duemila anni canonici, doppiando di svariate centinaia di anni  la nascita di Nostro Signore, e riportandoci direttamente alla Mesopotamia di Assurbanipal.

Tutto questo già di suo, ne converrete, non era proprio quel che si dice partire con il piede giusto. Ma andiamo ai fatti. Qualche giorno fa linko un articolo che aveva citata Ganfione nel suo profilo, edito da una pubblicazione digitale di forte ispirazione cattolica. Lo linko perché è agghiacciante. Ma è agghiacciante anche la mission del periodico. Che si chiama La Nuova Bussola Quotidiana, perché, lo dice chiaramente, si pone l’obbligo di fornire una direzione di marcia ai cattolici. Implicitamente inferendo che senza bussola i cattolici non sanno nemmeno dove cazzo andare, figuriamoci avere un’opinione di senso compiuto. Il che è verissimo. Ma giuro su San Crispino che mai ho capito come non si sentano umiliati a farselo dire in faccia così. Perché secondo me non ci si fa una bella figura.

Commento articolo e mission col mio solito stile, vale a dire indubbiamente  non in punta di forchetta. E lei se la prende con me. Simpaticamente, devo dire. Senza alzare i toni. Ma se la prende con me. Io glielo faccio notare. Scusa, cara, ma se tu trovi insultante l’affermazione che i cattolici sono privi di autonomia, e la trovi insultante perché sei cattolica e ti senti autonoma, non è con me che devi prendertela. E’ col periodico di cui sopra, perché non sono io a dire certe cose. E’ lui.

Niente, come non avesse inteso la sua lingua madre. Mi copia e incolla la mia frasetta polemica – che costituiva una sintesi, con paroline meno compiacenti, di quello che era scritto nel periodico – e me la rinfaccia di nuovo. Io le ripeto ancora: ma hai letto l’articolo? Hai letto la mission? Non sono io che lo dico – sebbene debba ammettere che lo penso. Sono loro. Non ti riconosci in quelle parole? E allora perché non prendi le distanze da loro, e senti il bisogno di prenderle da me?

Per il momento tutto tace. Nessuna risposta. Però certo, se per ipotesi Sigmund Freud tornasse in vita e sentisse il bisogno di scrivere un supplemento integrativo dei meccanismi di difesa al capitolo rimozione pesante, qualche esempio clinico potrei suggerirglielo senz’altro.

Ingravescentem aetatem

Nel tripudio di assurdità che una notizia simile suscita stuzzicando la peggiore libido dei mezzi di informazione, la cosa che mi ha colpito di più è stata il ricorso al latino da parte di un tipo che due mesi fa s’era messo su Twitter. Il latino credo fosse una scelta obbligata sotto il profilo formale. E’ un atto con tutti i crismi emanato dal capo di uno stato in cui quella è ancora la lingua ufficiale, per cui non ci sono cazzi.

Twitter invece no, era una scelta magari opportuna ma certamente non necessaria, e, diciamocelo pure, da parte di un vecchietto novantenne male in arnese, più avvezzo ai diplomi medievali in semionciale che all’html, avrà costituito anche un notevole sbattimento di maroni. Immagino bene che tecnicamente i tweet non li digitasse lui, ma insomma anche solo per far penetrare il concetto di cosa sia twitter e a che cacchio serva, suppongo che avranno durato parecchia fatica lassù in Curia.

La cosa mi colpisce perché noto tutto un movimento atto a insinuare la convinzione che no, non si è trattato di un colpo di testa. E’ una cosa pensata, elaborata e meditata. Pare che lo sapessero Georg il Segretario, Georg il Fratello, Giorgio il Presidente della Repubblica, e insomma come potete mai credere che una decisione di questa portata si prenda senza valutare tutte le implicazioni? Tutto tranquillo. Tutto sotto controllo. Non sta succedendo niente di strano. La crisi della Chiesa non c’entra e spostati ragazzino e lasciami lavorare.

Invece secondo me Twitter sta lì a smentirli tutti. Perché se fosse vero che ci stava pensando da un po’, l’ultima cosa al mondo che gli sarebbe venuta in mente di fare, sarebbe stato aprirsi un account su Twitter, che, diciamocelo serenamente, non è ai primi posti nella lista dei Gesti Epocali da Tramandare alla Posterita’ con cui un pontefice spera di essere ricordato, specie uno come lui, uno cioè che si troverebbe senza dubbio più a suo agio al Concilio di Nicea che a uno spritz hour.

Non posso nascondere che il gesto in qualche modo me lo rende simpatico. Per diverse ragioni. La prima è che ficca un sacco di gente – e Berlusconi per primo – in una montagna di guai. La secondo è che obbliga i parrucconi del Conclave a stramazzarsi di fendimetrazina per via endovenosa  e a non chiudere occhio fino a Pasqua avanzata per metterci una pezza in modo che non si notino le crepe. La terza è che tutti i cattolici ossequienti che conosco stanno storcendo il naso in un modo che trovo pateticamente esilarante. E la quarta è che il gesto spariglia nel mucchio, e la Chiesa nella sua storia millenaria questa cosa non la fa mai. Assolutamente mai. La Chiesa copre, seppellisce, interra, inuma, mineralizza e infine fossilizza qualsiasi input che trova difficilmente digeribile. Perché il casino provoca costernazione. La costernazione scuote dal torpore. Dopodiché nessuno sa cosa può succedere.

Comunque nell’insieme la cosa più spettacolare è la faccina del prelato seduto in seconda posizione a sinistra del papa durante l’annuncio, l’avete visto? E’ seduto più in basso. Quello di sicuro è uno che non ne sapeva niente. E che il latino lo mastica per le giaculatorie dell’ora pro nobis, ma non ce l’ha fluente. Per cui lo sconcerto che gli si legge in volto è palese e inequivocabile. Capisce all’incirca. Ma non è sicuro. Vorrebbe alzarsi e dargli due sberle per farlo smettere. Ma ovviamente non può. Una meraviglia assoluta.

Adesso ve lo linko, e poi ditemi voi se il tipino non meriterebbe almeno di essere preso in seria considerazione per un Grammy come migliore attore non protagonista.

Doubtful Christmas

Ogni tanto mi saltano agli occhi delle chicche di criptocatechismo che spiegano meglio di tante fregnacce sociologiche il perché e il percome del cattolicesimo in questo paese. Per esempio.

Ieri sera non riuscivo a dormire, e per conciliare il sonno ho guardato la seconda puntata di Masterchef Italia. C’è una concorrente che nella prima puntata si era distinta per un paio di curiosità. Primo, si chiama Daiana. Scritto proprio così. Ma ha 52 anni, per cui escluderei che possa essere a a causa di referenze legate a casa Windsor. Sarà la canzone di Paul Anka? Mah, vai a sapere. Ad ogni modo, non era questa la cosa più notevole. La cosa più notevole è che ha raccontato serenamente di convivere col marito e con l’amante, che si è anche portata dietro in trasmissione. Una faccenda talmente inconsueta – non tanto per la natura dei fatti in sè, ma per la loro pubblica esternazione – che i 3 conduttori stentavano a crederci, e hanno preteso che lei se li portasse sul palco. Se avete mai visto Masterchef, e dunque sapete che quei 3 pirla blasonati Michelin sono simpatici come una sanguisuga aggrappata ai testicoli, capite bene che il fatto di averli turbati e spinti a interessarsi della vita di una concorrente, la dice lunghissima sull’impatto sociologico della faccenda.

Insomma durante la puntata che andava ieri sera in replica, i 3 Torquemada del Formaggio di Malga hanno infierito sui concorrenti ai limiti della diffamazione. Per cui quando è toccato alla Daiana avvicinarsi col suo bel piattino, lei se la faceva sotto per la paura. E allora cosa fa? Prima di partire si fa il segno della croce. Il segno della croce. Che non è la versione liturgica di in culo alla balena. O non dovrebbe esserlo. E’ un gesto dal potente significato simbolico che richiama l’icona centrale di una religione rivelata con una ben precisa origine storica. E, se è per questo, un ancora più preciso codice di comportamento morale. Il quale implica tra le altre cose che convivere con due uomini diversi di cui uno sacralmente sposato e l’altro no, è da considerarsi altamente peccaminoso ed esecrabile. Una comportamento da sanzionare. E per saperlo non accorre essere teologi patristici o esperti filologi della Summa Theologica di S.Tommaso d’Aquino. E’ una cosa che sa anche una prefica di montagna. Per cui figurati Daiana. Ora va da sè che a me, di come vive la Daiana, non frega un’emerita mazza, e che anzi trovo bellissimo il clima di serenità e apertura che si respirava nella sua famiglia, almeno per quel che se ne è visto in video. Ma come si fa onestamente a conciliare una scelta di vita di questo tipo e poi farsi il segno della croce, invece di dire con candore e onestà, come mi sembrerebbe peraltro sacrosanto: il cattolicesimo e la sua morale sostengono minchiate che non sottoscrivo e che non fanno la mia felicità?? Come si fa non lo so, ma è un dato di fatto che si fa. Si può. Anzi, è la natura più profonda del cattolicesimo italiano, e il meccanismo stesso che ne garantisce la sopravvivenza. Praticarlo rinnegandolo, o depotenziarlo sottoscrivendolo, usate voi la formula che vi suona meglio.

Volete il mio modesto parere su come possa accadere tutto questo? E io ve lo dico. C’è a questo proposito un recente intervento del papa che risulta straordinariamente chiarificatore. L’ha scritto nel libro che è attualmente in vetta alle classifiche, e molto se ne è discusso anche sui periodici a tiratura nazionale, perché i commenti si prestavano al clima natalizio. Allora, pare che il papa abbia dichiarato: il bue e l’asinello nel presepe non c’erano. Addirittura pare non ci fosse nemmeno una stalla. Ed è come se un premio Nobel per la fisica un giorno si presentasse in tivvù e dicesse: ehh, ragazzi, ve lo devo dire. Anche se ci piacerebbe e renderebbe la matematica terribilmente suggestiva, tre per tre non fa trentatré. E sei per sei non fa sessantasei. Che effetto vi farebbe? Pensereste: cosa dice questo folgorato? Cos’ho bisogno che un premio Nobel venga a dirmi questa cagata? Lo so da me e da quando avevo sei anni. Perché conosco i fondamenti dell’aritmetica. Guardate che per il Bue e l’Asinello è uguale. Che non ci fossero animali al momento della nascita di Gesù non è conoscenza sapienziale da teologi. Non vi serve il papa per saperlo. Non occorre aver compulsato i versetti in greco alessandrino della Bibbia dei Settanta. Basta essersi letti i Vangeli nella traduzione italiana della CEI. Sta scritto là. In tutti e quattro. Ed esserseli letti dovrebbe risultare quasi scontato in un paese di gente che si fa il segno della croce a scopo apotropaico, o che si dichiara credente, no? Eppure non lo è. O lo è così poco che il papa non si vergogna né si sente minimamente assimilabile a un premio Nobel per la fisica che spari cagate in tivvù sputtanandosi la reputazione. Anzi lo trova normalissimo. Perché lui sa che nessuno legge i Vangeli. E non ci trova niente di male, al contrario, ne è ben felice. Chi legge infatti può iniziare a farsi delle domande, farsi assalire da qualche legittimo sospetto.

Per cui io direi: cominciamo a far leggere le Scrittura ai sedicenti cristiani. Tutte. Prima il Nuovo e poi il Vecchio Testamento. Cominciamo a farli familiarizzare con le fonti. E poi vediamo se, in un clima di consapevolezza minima, il cattolicesimo può permettersi di continuare ad essere quello che è. Perché gente che ha raggiunto l’età adulta per risultare poi intimamente turbata dall’idea che un Bue e un Asinello erano assenti alla nascita di Gesù, forse qualche domanda in più dovrebbe cominciare a farsela.

Zeitgeist alla vaccinara

Nella casella della Community oggi trovo un messaggio così:

Grazie per la visita.
Se cortesemente mi puoi votare per aumentare la mia visibilità a livello internazionale ti sarei grato. BUON NATALE!

Il mittente della mail risulta avere il seguente nickname: Gesù Risorto, e indagando più a fondo scopro che ha un account su Libero e un blog tutto suo nella medesima piattaforma. Lì per lì mi viene da cappottarmi dalle risate. Perché se sei il Figlio di Dio e neanche sotto Natale puoi più contare su un atto di fede spontanea e ti tocca spedire una mail per ricordare che esisti, vuol dire che le cose dai tempi del Concilio di Nicea per te sono piuttosto cambiate. E non in meglio.

Solo che poi ci pensi meglio e ti rendi conto che un Dio che usa una newsletter e sollecita il tuo voto per aumentare la sua visibilità a livello internazionale, è esattamente quello che ci meritiamo.

Anche sforzandomi, non riesco a pensare a un interprete dello Spirito del Tempo più efficace di questo.